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Ghosting, silenzio, evitamento: i nuovi sintomi relazionali


“Il silenzio non è sempre pace. A volte è un grido che non sai ascoltare.”


Viviamo in un’epoca di iperconnessione, eppure mai come oggi sperimentiamo l’assenza: messaggi che non arrivano, chiamate non ricambiate, conversazioni che si interrompono senza spiegazioni. Fenomeni come ghosting, silenzio prolungato ed evitamento relazionale non sono semplici comportamenti individuali, ma veri e propri sintomi di una società che fatica a reggere la vulnerabilità dell’incontro autentico.


Che cos’è il ghosting?

Il termine ghosting deriva da “ghost” (fantasma): sparire improvvisamente da una relazione, senza dare spiegazioni. Una persona interrompe il contatto senza preavviso, lasciando l’altra in uno stato di sospensione e confusione.


Studi recenti (LeFebvre, 2019) dimostrano che il ghosting è associato a:

  • alti livelli di ansia di attaccamento,

  • evitamento dell’intimità,

  • ridotta tolleranza al conflitto.


Il silenzio come arma

Il silenzio, nelle relazioni, può avere più facce:

  • Silenzio punitivo: ti tolgo la parola per controllarti.

  • Silenzio difensivo: evito lo scontro perché non reggo il conflitto.

  • Silenzio fuggitivo: scompaio perché non so dire addio.


Secondo John Gottman (2015), il disprezzo silenzioso è uno dei “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse Relazionale”: segnali precoci di una rottura profonda.


Evitamento relazionale: il sintomo invisibile

L’evitamento non è sempre così evidente come il ghosting.

Spesso si manifesta in forme sottili:

  • partner che cambia argomento quando emergono temi profondi,

  • amico che rimanda ogni incontro,

  • famigliare che non risponde mai in modo diretto.


Dietro, c’è un meccanismo difensivo del sistema nervoso: di fronte a troppa vulnerabilità, il corpo sceglie di “spegnersi” per non sentire.


Perché ci ferisce così tanto?

Quando veniamo ignoratə o lasciatə nel silenzio, il nostro cervello interpreta l’assenza come un segnale di pericolo. Studi di neurobiologia interpersonale (Siegel, 2020) mostrano che l’esclusione sociale attiva le stesse aree cerebrali del dolore fisico.

Non è solo “nella testa”: è una ferita reale, che il corpo registra.


Come reagire?

  1. Riconosci il dolore – Non minimizzare: il tuo malessere è legittimo.

  2. Non inseguire chi fugge – L’inseguimento alimenta l’evitamento.

  3. Stabilisci confini chiari – Puoi chiedere spiegazioni, ma non puoi obbligare nessuno a esserci.

  4. Rivolgi energia a te stessə – Coltiva legami reciproci, nutritivi.


Una frase da ricordare:

“Il silenzio dell’altro non definisce il tuo valore.”


Ghosting, silenzio, evitamento non sono solo “maleducazione moderna”. Sono nuovi sintomi relazionali che parlano di fragilità emotiva, incapacità di stare nella vulnerabilità e mancanza di alfabetizzazione affettiva.

Riconoscerli è il primo passo per non colpevolizzarsi e per scegliere relazioni più consapevoli.


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