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Dove nasce il dualismo mente-corpo?

Filosofia, psicologia e la sfida contemporanea alla separazione interiore


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Introduzione

La frase “è tutto nella tua testa” è diventata quasi un modo di dire, spesso usato per sminuire un disagio o un sintomo. Ma che cosa significa, davvero, questa separazione tra ciò che sentiamo nel corpo e ciò che accade nella nostra mente?Il dualismo mente-corpo è una delle radici più profonde della cultura occidentale – e anche una delle più problematiche.


In questo articolo esploriamo:

  • Dove nasce questo dualismo, nella storia del pensiero.

  • Come la psicologia e le neuroscienze hanno iniziato a metterlo in discussione.

  • Perché questa frattura ci riguarda ancora oggi, nel modo in cui viviamo emozioni, relazioni e scelte.


Il dualismo: un’eredità culturale millenaria

L’idea che mente e corpo siano entità distinte ha radici antiche, ma è con René Descartes (Cartesio) che il dualismo moderno si consolida.Nel Discorso sul Metodo (1637), Descartes afferma:

“Cogito, ergo sum” – Penso, dunque sono. La coscienza, il pensiero, diventano prova dell’esistenza. Il corpo è materia, estensione. La mente, invece, è spirito.

Questo pensiero, nato da un'esigenza di rigore logico e filosofico, ha poi influenzato profondamente la medicina, la psicologia e perfino il linguaggio quotidiano. Abbiamo imparato a pensare al corpo come qualcosa da “aggiustare” e alla mente come qualcosa da “educare”, come se viaggiasse su binari separati.


Dalla scissione all’integrazione: i primi segnali di svolta

Con l’inizio del XX secolo, alcune correnti iniziano a mettere in discussione questo schema.

  • La psicosomatica apre un varco: emozioni e sintomi sono collegati.

  • Il pensiero fenomenologico (Husserl, Merleau-Ponty) restituisce centralità all’esperienza incarnata.

  • La psicologia umanistica (Rogers, Maslow) enfatizza la totalità dell’individuo.


Ma è solo negli ultimi decenni, grazie alle neuroscienze, che abbiamo iniziato a vedere prove tangibili dell’interconnessione mente-corpo.


Teorie contemporanee: una nuova visione incarnata

Negli ultimi 4 anni, diversi studi stanno ridefinendo il concetto di identità psicofisica. Tra i più rilevanti:


🧠 Embodied Cognition

Secondo questa teoria, la mente non è un software che usa il corpo come hardware, ma è inseparabile dal corpo stesso. Il pensiero nasce dalle interazioni fisiche con l’ambiente.👉 Studi recenti (Gallese & Sinigaglia, 2021; Wilson & Foglia, 2023) mostrano come anche funzioni “astratte” come la memoria, il giudizio morale o l’empatia si attivino in aree cerebrali legate alla percezione e al movimento.

🧬 Interocezione e coscienza corporea

L’interocezione è la percezione dei segnali interni del corpo (battito, respiro, fame, tensioni viscerali).👉 La ricerca di Hugo Critchley e Sarah Garfinkel (2020–2024) mostra come le persone più consapevoli del proprio stato corporeo siano anche più capaci di regolare emozioni e di prendere decisioni coerenti.La mente, in altre parole, nasce dal corpo che sente.


🔄 Teoria della mente estesa

Proposta da Clark & Chalmers e sviluppata negli ultimi anni, questa teoria suggerisce che la mente non è confinata nel cervello, ma si estende negli oggetti, nei corpi, nei contesti.👉 Un esempio? Quando usiamo un diario o uno smartphone per ricordare, stiamo delegando una funzione mentale a un oggetto esterno. E quando danziamo o meditiamo, il corpo diventa lo strumento del pensiero.


Il prezzo della scissione oggi: dal burnout al falso adattamento

Il dualismo mente-corpo non è solo un dibattito filosofico. Ha conseguenze concrete.Ogni volta che ignoriamo un sintomo emotivo perché “non è razionale”, ogni volta che fingiamo benessere mentre il corpo urla disagio… stiamo perpetuando quella scissione.

📌 In ambito clinico, questo si manifesta in:

  • burnout mascherato da efficienza

  • ansia senza contenuto conscio

  • disturbi psicosomatici

  • somatizzazioni affettive (disturbi gastrointestinali, cefalee, tensioni muscolari croniche)

Secondo studi recenti del Mind-Body Lab (UCLA, 2023), molti casi di “apatia emotiva” o “disregolazione” nascono da una scarsa integrazione tra cervello viscerale (sistema enterico) e cervello pensante.


Filosofia e psicologia: si può tornare all’unità?

Il pensiero orientale non ha mai diviso mente e corpo. La medicina cinese, l’ayurveda, ma anche il pensiero taoista e buddhista, partono dal presupposto di un’unità inscindibile.

La psicologia occidentale inizia finalmente a recuperare questo paradigma.Il concetto di embodiment non è solo una moda. È una risposta evolutiva al collasso del modello frammentato.

Secondo Thomas Fuchs (2021), docente di psichiatria fenomenologica a Heidelberg, il futuro della psicologia passa dalla capacità di pensare con il corpo, di sentire prima ancora di concettualizzare.La guarigione, oggi, è sempre più vista come riconciliazione interna.


Conclusione: il ritorno al sentire

Non siamo software razionali in contenitori di carne.Siamo organismi vibranti, complessi, sensibili.Ritrovare l’unità mente-corpo significa imparare a fidarsi del proprio sentire.

Non si tratta di “ascoltare il corpo” come fosse un altro da sé.Ma di riconoscere che siamo il nostro corpo.E che ogni emozione, ogni intuizione, ogni fatica o desiderio… nasce da lì.Dove la pelle sente, il cuore vibra, il respiro si muove.



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