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Come e perché fraintendiamo l'ansia, perdendone i suoi reali benefici



Hai letto bene, si: l'ansia ha dei benefici e non solo! È un vero e proprio utile indicatore relativamente a qualcosa che non va. Inoltre, se gestita con consapevolezza, ci permette di verificare l'appagamento dei nostri veri e profondi bisogni.


In questo articolo condividerò molti aspetti del pensiero di Tracy Dennis-Tiwary, un'autorità in materia di ansia, e di come la sensazione di ansia possa aiutarci ad incrementare motivazione e comprensione di noi stessi, affrontandola con maggiore centratura.


Quando tu o una persona cara vi sentite ansiosi, come reagisci?


Secondo la professoressa Tracy Dennis-Tiwary, questo è il momento chiave in cui molti di noi commettono un errore. Non sentendoci a nostro agio con le tensioni, o vedendo le persone a cui siamo legati e che amiamo a disagio, ci affrettiamo a fare tutto il possibile per far sparire questi sentimenti. È facile reagire fornendo rassicurazioni sul futuro, consultare Google per trovare rassicurazione immediata piuttosto che dire a noi stessi che non c'è nulla di cui preoccuparsi. Ma così facendo, ci perdiamo le informazioni e le sfumature personali contenute nell'ansia.


L'ansia ci dice che ci preoccupiamo del futuro e che vogliamo che vada in un certo modo. Ed in effetti, al di là del pensiero individuale, attivando l'asse HPA, quando proviamo uno stato ansioso, il nostro corpo rilascia anche dopamina, che ci spinge a cercare ricompense e ad agire per ottenere il futuro che desideriamo.


"L'emozione dell'ansia non è qualcosa di disfunzionale di per se: lo è il modo in cui l'affrontiamo.", scrive la Dennis-Tiwary nel suo nuovo libro Future tense: why anxiety is good for you (even though it feels bad).


Probabilmente in molti saremo concordi sul fatto che a pochissimi individui piaccia l'ansia: spesso di manifesta con sensazioni corporee spiacevoli e, per molte buone ragioni, possiamo pensare che tutto ciò che è così negativo probabilmente non ci fa bene.

Se ci si pensa bene c'è anche un retaggio culturale che avalla e supporta questo pensiero, persino nel mondo della psicologia, dove noi professionisti molto spesso abbiamo valutato che se la sensazione è negativa, probabilmente sarebbe opportuno trattarla come un disagio, una malattia. Che impatto ha avuto tutto questo sulle persone?


La storia di questa malattia ci dice che bisogna prevenirla, sradicarla ed evitarla. E ci dice che i sentimenti percepiti come "nocivi" sono un segnale d'allarme da cui stare decisamente in guardia. Sono un malfunzionamento, forse, o un fallimento: della felicità e più largamente della propria salute mentale, quindi è necessario porre rimedio, eliminare e decisamente non ascoltare.


Il problema di questa storia è che ci rende più ansiosi riguardo all'ansia e ci spinge a fare più cose non utili ai nostri scopi.


Più le emozioni vengono represse con forza, più si riaffacciano forti che mai. Le emozioni non sono un interruttore che si accende e si spegne; c'è uno spettro entro cui si sviluppano e si trasformano e noi abbiamo delle capacità intrinseche e da sviluppare che possono esserci decisamente utili nella loro gestione. Quando pensiamo all'ansia come a una malattia, si tratta di un costo di opportunità in termini di orientamento verso questa esperienza e di apprendimento delle abilità per gestirla.


È più facile non parlare ed informarsi sui lati positivi dell'ansia perchè la sua medicalizzazione ha convalidato lo sforzo di trattare alcuni aspetti della salute mentale come salute. Di contro facendola diventare una malattia, viene utilizzata una "metafora sbagliata" per comprenderla. Così ora non riusciamo più a distinguere i disturbi d'ansia, che sono molto validi e distinti, dall'esperienza umana dell'ansia.

Questo ha portato a perdere l'accettazione del fatto che la salute mentale non equivale all'assenza di sofferenza emotiva o di disagio, ma che in realtà la salute mentale prevede una quota di naturale sofferenza emotiva e il suo lavoro attraverso di essa piuttosto che intorno ad essa.


L'ansia è simile alla paura. E quindi pensiamo che funzioni allo stesso modo: scatenando reazioni importanti di attacco o fuga. Ma la paura non ha nulla a che fare con il futuro. La paura è il sentimento che ci radica nel momento presente quando ci troviamo di fronte a un pericolo attuale, come un coltello alla gola. Quindi ci spinge ad affrontare il momento in modi molto utili. L'ansia, non avendo nulla a che fare con il momento presente, ci fa viaggiare mentalmente nel tempo orientato al futuro. In termini di informazione, l'ansia ci dice che c'è incertezza, ma ci spinge a navigare nell'incertezza, a evitare il disastro, a trasformare le possibilità positive in realtà. È questo che ci spinge a fare. Quindi nasconde aspetti protettivi, ma anche altamente produttivi.